La beffa
Sul bus, una donna in piedi lascia la maniglia a cui era aggrappata, per farsi il segno della croce davanti a una Chiesa. L’autista fa una brusca frenata e la donna cade rovinosamente a terra, storcendosi la caviglia.
Sul bus, una donna in piedi lascia la maniglia a cui era aggrappata, per farsi il segno della croce davanti a una Chiesa. L’autista fa una brusca frenata e la donna cade rovinosamente a terra, storcendosi la caviglia.
Le donne che godono sulle foto delle vip ingrassate alimentano il turismo del dolore su Google images.
Sono parca di complimenti, solitamente. Poi mi imbatto in persone davvero speciali, che me li tirano via. E io non posso fare altro che esprimerli. È catartico.
“Ti amo come non ho mai amato nessun altro” è una frase sempre vera. È impossibile amare due persone diverse allo stesso modo.
Le menti incasinate stanno bene agli adolescenti e agli artisti. Tutti gli altri sono solo enormi rotture di coglioni.
La vita è costellata di meravigliosi teaser di seconde puntate che non avranno mai sufficiente budget per essere prodotte.
O che rimarranno vittime dello sciopero degli autori.
O che arriveranno all’ottava stagione, e poi ci mancherà la fantasia.
O che poi preferivano il prequel.
O che pensavo sarebbe stato un thriller, e invece era un calesse.
La cosa migliore di quando le cose iniziano è che le cose iniziano.
Non è come sembra.
Mi metto in coda alla biglietteria e, arrivato allo sportello, compro un giornaliero zone one, two and three anche se sono già le sei di sera. Ho bisogno di rimanere lì sotto più a lungo possibile, mi immagino andare avanti e indietro per il solo piacere di non essere mai fermo in nessun punto, per non avere luogo. Salgo sul primo treno che sento arrivare evitando volutamente di guardare dove va e mi accomodo sul sedile foderato in gommapiuma fantasia cercando di dimenticare tutto per prendere fiato. La metro è il luogo migliore, per chi ha voglia di non essere.
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Mi sta venendo una ruga al centro della fronte. Ho deciso che la chiameró Insofferenza.